giovedì 15 luglio 2010

Os Mutantes e l'allegria del Tropicalismo













“È stato magico ritornare insieme.” – afferma Sérgio Dias Baptista – “Lo dobbiamo a voi” – dice riferendosi al pubblico di questa refrigerata serata musicale nella sala del Circolo degli Artisti. La rassegna “Frigidaire Sonori” apre i battenti con la storica band brasiliana degli Os Mutantes che, dopo 35 anni dall’ultimo full length, sono tornati in fase creativa con “Haih Or Amortecedor” (Anti/Spingo). L’album vede la collaborazione di due leggende quali Tom Ze e Jorge Ben.
Sérgio è molto emozionato e nel miscuglio di italiano, spagnolo e portoghese, comunica al pubblico la sua gratitudine per aver tanto voluto e premuto per un ritorno sul palco. La band originale, infatti, sciolta nel 1978, venne invitata vivamente a tornare sulle scene dai fans, nonché da artisti del calibro di Kurt Cobain (negli anni Novanta, infatti, aprirono un concerto dei Nirvana), Flaming Lips, Devendra Banhart e Beck (il quale in omaggio al gruppo chiamò uno dei suoi album ‘Mutations’).
Dal 2008, il leader Sérgio Dias Baptista (voce e chitarra) è accompagnato da una line up di degno rispetto: Henrique Peters (tastiere), Vinicius Junqueira (basso), Vitor Trida (tastiere), Fábio Recco (chitarra acustica ed elettrica, flauto), Bia Mendes (voce), Dinho Leme (batteria).
L’ingrediente segreto del progetto di Sérgio è stato (ed è ancora) il mescolare rock, psichedelia e musica tradizionale brasiliana. Facendo convivere assoli di chitarra e urla da nordamericani rockers anni ’60 da un lato, e dall’altro il movimento sensuale, l’allegria del samba, del mambo, del cha-cha-chá sudamericani. Il tutto suonato in un contesto politicamente teso, come poteva essere il Brasile dei militari al governo, delle censure e della repressione delle libertà. Creatori, insieme a Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, Tom Ze e altri, del movimento culturale e musicale del Tropicalismo, che aveva alla base l’energia di unire influenze musicali provenienti da varie culture e società e al tempo stesso, la spinta rivoluzionaria dell’attivismo politico e culturale.
Un concerto sentito con forte emozione anche dal pubblico, molto variegato, composto di nostalgici dai capelli bianchi e di giovani appassionati. La band è acclamata sin da subito, in tanti conoscono i brani a memoria, nonostante un ostico portoghese-brasiliano, e saltellano divertendosi al sound di classici come ‘Don Quixotte’, ‘Cantor de Mambo’ o ‘El justiciero’con un irriverente riferimento al premier italiano, ‘Ando meio delisgado’, l’acclamatissima ‘Bat macumba’ e la giocosa e poetica ‘Balada do louco’. Apprezzabili, non deludenti e mai ripetivive, le due canzoni scelte per promuovere l’ultimo album, come ‘Teclar’ e ‘Querida Querida’.
Un ritorno divertente e divertito. Un tuffo nel passato e al tempo stesso la consapevolezza di poter toccare con mano e sentire con orecchie dal vivo, la potenza di una delle band più influenti e irrequiete della storia della musica.

Lina Rignanese

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