giovedì 18 febbraio 2010

"Più disastri, più guadagni!"

















Giovedì 18 febbraio, Roma – In tanti, in questa giornata soleggiata, si sono dati appuntamento nella capitale. In tanti, per lo più, coloro che sono stati maggiormente esposti, negli ultimi mesi, al ciclone Protezione Civile: dai valsusini del No Tav, al comitato 3e32 di L’Aquila, da quello di Chiaiano sull’emergenza rifiuti a RdB Vigili del Fuoco. Tante voci, un solo appello: NO alla Protezione Civile $pa!

In mattinata c’è stato un pacifico presidio davanti Montecitorio, promosso da RdB Vigili del Fuoco, che ha visto la partecipazione di qualche centinaio di persone. Nel pomeriggio si è svolta, invece, presso la facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, l’Assemblea Nazionale indetta dalla rete dell’Osservatorio Civile. L’Osservatorio nasce a L’Aquila nel gennaio 2010, in seguito ad un’assembla in cui comitati, associazioni, sindacati, giornalisti e rappresentanti politici, si sono confrontati circa la trasformazione della Protezione Civile da strumento di auto protezione dei cittadini a governo parallelo e autoritario del Paese, grazie ai poteri straordinari delle ordinanze. Da quell’assemblea nasce l’idea di lanciare un appello nazionale contro la Spa.

La prima parola viene data ad un video, Shock Journalism girato da iK produzioni, che raccoglie testimonianze all’interno del campo di Piazza D’Armi, la prima tendopoli ad essere smantellata, «in un clima di incertezza e confusione». La gente, gli sfollati, o meglio, come si sono essi stessi definiti, i “ri-sfollati” riconoscono il merito dei volontari della Protezione Civile che «si sono davvero fatti in quattro nell’emergenza e nel post-terremoto» afferma con veemenza una donna intervistata «ma, sono le persone che guidano che sono sbagliate!». E ancora «A cosa servono in un’area d’emergenza il comando e il controllo?» Già, il nocciolo della questione parte proprio da qui, dalla Direzione di Comando e Controllo della Protezione Civile con sede a L’Aquila.

Due parole, (comando e controllo) che hanno snaturato la stessa Protezione Civile, la quale ha ragion d’essere nella prevenzione, previsione e nella protezione. Gli interessi delle lobby hanno, invece, spostato l’asse d’intervento dal “fare per prevenire i disastri” in “fare per arricchirsi con i disastri”. Una logica affarista, mafiosa e disumana trapelata dalle risate venute fuori dalle intercettazioni telefoniche, pubblicate nei giorni scorsi.

Un forte urlo, indignato, è partito da chi nelle emergenze fa il lavoro grosso: i Vigili del Fuoco, che nella voce del rappresentante RdB, Vaccarino, ha ribadito: «Occorre recuperare la cultura della Protezione Civile, noi (i vigili del fuoco, ndr) lo facciamo tutti i giorni. Vogliamo fare prevenzione, previsione, siamo addestrati soprattutto per questo, ma ci vengono sottratte le risorse, abbiamo pochi fondi e ancor meno uomini. I disastri vorremmo evitarli con gli strumenti adeguati, ma la logica che vige in questo sistema, è una logica del “più disastri, più guadagni!”».

Mattia Lolli, portavoce del comitato 3e32 testimonia l’aspetto totalizzante della Protezione Civile all’interno delle tendopoli: «O con loro o contro di loro. Era repressa ogni forma di assemblea, non era possibile distribuire volantini informativi, né distribuire caffè o cioccolato che potevano avere effetti eccitanti sulla gente ». Un’ottica dell’emergenza che giustifica la sospensione di ogni diritto, giustifica tutto, anche la violenza, come più volte è avvenuto, da Chiaiano, alla Val di Susa, da L’Aquila a ovunque si proponga un “si può fare” che venga dal basso, un’alternativa popolare che avrà come risposta la militarizzazione del sito. Tutto va taciuto, fino all’avvistamento di una ennesima punta dell’iceberg, come il decreto legge 195 che legifera apertamente in favore di questo stato di cose, di uno “stato d’eccezione permanente”, che comprenda non solo le emergenze, le calamità naturali, ma anche grandi e piccoli eventi, in barba alla Costituzione, al Parlamento e allo Stato italiano.

Lina Rignanese

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